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Kapitolka 1

Tutto andava come al solito alla scuola per pony nel Paese magico al di sopra delle nuvole. Del resto tutto era sempre come al solito alla scuola per pony. Mentre si lavava i denti, pettinava la sua criniera e si lavava il muso, Tony non poteva fare a meno di sospirare. Erano proprio le stesse cose che aveva fatto ieri. E l'altro ieri. E in realtà anche il giorno prima dell'altro ieri.  

 

Là fuori, sulla pista dell'ippodromo, tutti i pony non facevano che trottare, un giro dopo l'altro. Proprio come al solito. Si esercitavano a trottare, e Tony odiava tutto questo. Sia perché non era particolarmente bravo ad andare al trotto, e poi perché gli sembrava incredibilmente noioso.  

 

Tony si ritrovò a pensare ad alta voce, come ogni tanto gli capitava: "Deve esserci qualcos'altro nella vita oltre che andare al trotto. E al passo". Improvvisamente Tony andò a sbattere contro il pony che gli stava davanti e che si era fermato di colpo.  

 

"Che hai detto?" gridarono gli altri pony in coro. Tutti insieme, Rubino, Bella, Max e gli altri. Tony diventò rosso: non era sua intenzione che gli altri dovessero sentire i suoi pensieri. Ma ormai se l'era lasciato scappare.  

 

"Insomma ... non avete mai pensato che debba esistere ben altro da fare che andare al passo tutti insieme per l'intera giornata?" 

"Svegliarsi, mangiare, trottare, dormire. Questa è la nostra giornata, e così è sempre stato", risposero i pony.  

"E se io invece avessi voglia di altro?", tentò di dire Tony.  

"Svegliarsi, mangiare, trottare, dormire. Questa è la nostra giornata, e così è sempre stato", risposero semplicemente gli altri pony. E cominciarono nuovamente a trottare. Ma Tony non li seguì.  

 

Dopo un po' gli altri pony si resero conto che Tony si rifiutava di trottare con loro. Si fermarono.  

"Perché non vai al trotto anche tu?" 

"Non mi va, ho voglia di qualcos'altro". 

Luna, col suo manto più grigio degli altri pony, e che superava tutti per bravura nel trottare, si diresse verso Tony.  

"E di che cosa hai voglia?" 

"Voglio andare a vedere il mondo". 

"QUESTO te lo devi levare dalla testa!" 
"Perché?", spýta sa Tony.  

"Qui, alla scuola per pony, sai che cosa ti aspetta. Là fuori il mondo è grande, cattivo e pericoloso". 

"Lo voglio scoprire da me", disse Tony.  

Tutti rimasero in silenzio, finché Luna sorrise nitrendo un po'.  

"Guarda là. Sei davvero così coraggioso? Forse intendi addirittura andar là fuori a combattere contro il drago Dragut?" 

Gli altri pony nitrirono rumorosamente. Lo sapevano tutti che il drago Dragut era l'animale più pericoloso al mondo e che nessuno - nessuno!- aveva il coraggio di affrontarlo.  

Tony si sentì un piccolo nodo in gola.  

"Sì, è proprio quello che intendo fare". 

 

E così Tony riempì un borsone e se ne andò a combattere contro quel pericoloso drago.  

 



Capitolo 2

Ad essere completamente sinceri, sul fatto di andarsene a cercare un drago pericoloso non ci aveva poi riflettuto fino in fondo. Ma bisogna mantenere le promesse, soprattutto quelle che si fanno a se stessi. E così Tony partì per scoprire tutto ciò che c'era da scoprire nel Paese magico al di sopra delle nuvole.  

 

Tony attraversò un bosco, uno di quei boschi di abeti abbastanza bui e che fanno venire un po' di brividi. Dopo un po' raggiunse un ponte che attraversava un fiume. Tony si accingeva ad attraversarlo senza stare a pensarci due volte quando improvvisamente un ninja saltò fuori davanti a lui.  

 

"Che cosa credi di fare?" 

"Stavo solo per attraversare il ponte", rispose Tony.  

"No davvero, non è così che funziona. Sono io il guardiano del ponte," rispose il ninja dandosi delle arie.  

"Chi, tu? la storia si fa ancora più interessante. In che consiste quello che fai?", chiese Tony.  

"Sì, vuol dire che faccio la guardia al ponte e sto attento a che non tutti possano attraversarlo". 

Tony stette un attimo a pensarci. Non si poteva dire che lui era "tutti", lui era Tony, ed era in cerca di avventure.  

"Certamente, non deve essere possibile per tutti. Ma pensi che io possa attraversarlo?", si decise a chiedere.  

Il ninja fece uno strano suono col naso, con un'aria di sufficienza.  

"Dimmi, non ti hanno insegnato niente su chi sta a guardia dei ponti ?" 

"Non proprio", ammise Tony.  

"In effetti è la prima volta che esco dalla scuola per pony, e allora può essere che ci siano un sacco di cose che non so". 

Il ninja scosse la testa.  

"Sarà, ma per avere il permesso di attraversare il ponte dovrai rispondere a una domanda. Una domanda difficile! Una domanda ... superdifficile" 

"Caspita, spero allora di poter rispondere", disse Tony,  

 

tenendo fisso lo sguardo sul ninja. Anche il ninja fissò Tony, e nessuno dei due disse una parola per alcuni minuti.  

"Uhm... qual è la domanda allora?" 

"Un attimo, devo trovarne una! In realtà non succede così spesso che passi qualcuno da qui, e allora non sono molto allenato a fare domande". 

Tony si mise a sedere aspettando pazientemente.  

 

All'improvviso il ninja ebbe un sussulto.  

"Ecco! Ora ce l'ho pronta. Ed è una domanda superdifficile. Sei pronto?" 

Tony approvò col capo  

"Qual è ... il tuo colore preferito?" 

"Gulp, questa è difficile", disse Tony. "Qual è il tuo, Ninja?" 

"Nero, ovviamente!" 

"Sì, certo. Mi sa che a me piace il rosa, oppure ... no, aspetta. Arancione! No ... verde. Ecco, è il verde." 

"Non puoi cominciare a dire tutti i colori possibili e immaginabili. Il guardiano del ponte sono io, e pretendo una risposta chiara". 

"Verde", disse Tony con voce ferma. 

"E va bene. Allora puoi attraversare il ponte", disse il ninja. "Ma ... dov'è che devi andare?" 

"Sto andando a cercare il drago Dragut per combattere contro di lui". 

Il ninja impallidì.  

"A me sembra una cattiva idea, Dragut è terribilmente pericoloso e sputa fuoco! Forse è meglio che te ne rimani qui con me. Così possiamo lanciare le stelle rotanti e fare tutte le altre cose da ninja. Che ne dici?" 

Tony scosse la testa sorridendo.  

"Sei molto gentile, ninja, ma mi sono ripromesso di trovare il drago Dragut, ed è quello che intendo fare. Può essere però che ci rivedremo, prima o poi". 

 

Capitolo 3

Stando lì a chiacchierare con il ninja di guardia al ponte, a rispondere alla domanda e tutto il resto, a Tony era venuta fame, e si decise quindi a mangiare la sua colazione a sacco.  

 

Trovò un piccolo slargo nel bosco, in parte illuminato dal sole che faceva capolino tra le cime degli alberi, e con un paio di massi su cui sedersi. Tony tirò fuori la sua colazione a sacco e stava per addentare un panino, quando sentì un suono provenire da dietro un cespuglio.  

 

"Pss!" 

Tony guardò fisso verso il cespuglio.  

"Pss!" risuonò una seconda volta.  

C'era qualcosa di strano in tutto questo. Tony si alzò e andò a dare un'occhiata dietro il cespuglio. Si vedeva l'ingresso di una piccola grotta, e al suo interno Tony potom vedere la luce di due occhi.  

"Uhm... ciao?"  

Tony non aveva mai visto occhi così particolari come quelli né aveva mai parlato prima con qualcuno che si nascondeva in una grotta. Non sapeva davvero cosa dire.  

"Ciao," sussurrò una voce da dentro la grotta.  

"Hai qualcosa da mangiare?" 

"Certamente. Non vuoi uscire qua fuori al sole così possiamo dividerci la mia colazione a sacco," navrhuje Tony. Era sicuramente una buon'idea poter mangiare in compagnia.  

Gli occhi si sporsero un po' di più verso Tony, che ora poteva vedere che appartenevano a un pallido e magro vampiro.  

"No, non posso. Il fatto è che sono un vampiro", rispose l'altro.  

"Davvero?" disse Tony.  

"Sì, non tolleriamo la luce. In nessuna maniera. Così che durante il giorno non posso andar fuori a cercare cibo, e per giunta ho un po' paura del buio, per cui non ho neanche tanta voglia di uscire quand'è notte.  

"Caspita. In questo modo è proprio difficile. Ma se ti siedi qui all'ombra dell'albero, così posso starmene vicino a te, ma al sole e ci possiamo dividere la mia colazione a sacco. Ho un panino e dei mandarini e un sacco di cose", disse Tony.  

Se ne stettero seduti per un po' masticando il loro cibo.  

"Quanto a me sto andando a cercare il drago Dragut. Sai che strada devo prendere?" chiese Tony.  

A queste parole una mezza banana fu quasi per andare di traverso al vampiro.  

"Dragut? Dragut sputa fuoco ed è terribilmente pericoloso, e divora sia uomini che animali. Tienitene alla larga!" 

"Sì, è quello che dicono, ma voglio trovarlo lo stesso," rispose Tony.  

"Se è così, la strada è quella," disse il vampiro indicando un sentiero all'interno del bosco.  

"Grazie mille. Può darsi che ci rivedremo", fece Tony alzandosi. Si mise lo zaino in spalla e si addentrò nel bosco.  

 

Ma Tony non aveva fatto tanta strada prima di cominciare a pentirsi di non essersene rimasto a casa, al sicuro, alla scuola per pony. Il bosco infatti diventava sempre più buio e nebbioso. E all'improvviso sentì una risata rauca e spaventosa. Proprio davanti a lui ... 





Capitolo 4

Al sentire quella risata rauca e terribile nell'oscurità del bosco, un brivido di freddo scese per la schiena di Tony. E si sa che la schiena di alcuni pony è ben lunga, così che fu un brivido davvero freddo.  

 

"Che sarà? Faccio in tempo a tornare sui miei passi?" pensò Tony ma, prima di riuscire a darsi una risposta, si trovò davanti una strega.  

La strega proruppe nuovamente ad alta voce in una risata ributtante.  

"Da qui non si passa, amico mio!" 

"Ma ..." provò a dire Tony, interrotto dalla strega prima di poter aggiungere altro.  

"Non prima che tu mi abbia dato tutte le tue cose!" 

"Beh. Allora okay", disse Tony afferrando il suo zaino per farne cadere tutto quello che c'era.  

"Come ... ma che fai?" disse la strega.  

"Non ti do tutte le mie cose?" 

"Ma non è così che funziona! Devi protestare e rifiutarti, così che io possa minacciarti di farti diventare una pietra o una pompa per biciclette o qualche altra cosa terribile" 

"Ah ..." disse Tony.  

"Sì, scusa, è la prima volta che mi trovo qui nel bosco, ed è anche la prima volta che incontro una strega. È per questo che non so bene come si fa. Ma se è importante per te avere tutte le mie cose, puoi benissimo prenderle. In ogni caso non voglio davvero che mi fai un incantesimo trasformandomi in una pompa per biciclette". 

 

Tony cominciò a tirar fuori oggetti dal suo zaino: la sua sciarpa di lana, il suo blocco note, la sua spada e un mucchio di altre cose.  

"Ecco qua".  

Tony porse gli oggetti alla strega, che però scuoteva la testa con rabbia.  

"Non li voglio assolutamente, se dev'essere in questa maniera". 

Tony pensò che la strega era davvero una strana tipa. Ma alzando le spalle cominciò nuovamente ad infilare gli oggetti nello zaino. Mentre cercava di farci entrare tutto, disse.  

"Magari hai voglia di aiutarmi? Sto andando a cercare il drago Dragut per scontrarmi con lui. Sapresti indicarmi la strada, perché io non ho la minima idea di dove sia". 

La strega sbarrò gli occhi.  

"Dragut sputa fuoco ed è terribilmente pericoloso, e divora sia uomini che gli animali, e poi non gli piacciono le bibite gassate! Non è terribile?"  

"No tak nie! Davvero. Ma ho promesso a me stesso di trovarlo. M'indicherai la strada?" chiese Tony.  

La strega proruppe nuovamente nella sua cattiva risata da strega.  

"Sì, te la potrei indicare. Però non lo faccio, perché tu non mi hai dato tutte le tue cose!" 
"Ma ..." protestò Tony.  

"Non c'è nessun ma. Dato che non mi hai dato tutte le tue cose, non ho voglia di mostrarti la strada". 

La strega rise nuovamente, girò le spalle e se ne andò.  

 

Tony sospirò. Non riuscendo a capire dove avesse sbagliato. Era tutto intento a comprimere le cose nel suo zaino così da poter chiudere la cerniera, quando si accorse che c'era qualcosa che non ci aveva infilato lui. Era una clessidra. E una lettera. Tony aprì la lettera. Era di Luna, il pony col manto più grigio degli altri pony, e che lì a casa, alla scuola per pony, superava tutti per bravura.  

 

Nella lettera c'era scritto:  

"Per Tony. Capisco benissimo che desideri andar via e vedere qualche altro posto del Paese magico al di sopra delle nuvole. Ma il tuo posto è tra i pony, e fai ancora in tempo a cambiare idea. Se torni alla scuola prima che tutta la sabbia sia scesa attraverso la clessidra, farai in tempo a partecipare alla Sfilata dei pony, con la quale tutti noi avremo concluso il nostro corso per diventare ufficialmente pony. Se non ci riesci, non potrai mai più far parte della comunità dei pony". 

Tony ripiegò la lettera, diede un'occhiata alla clessidra e si sentì un grosso nodo in gola.

 

Capitolo 5

Tony si rimise in viaggio e, andando sempre avanti, si chiedeva che cosa stesse facendo. La soluzione più facile sarebbe stata chiaramente di tornarsene alla scuola prima della grande sfilata dei pony. Ma Tony aveva così tanta voglia di vedere qualcos'altro del grande mondo. E poi aveva promesso a se stesso di trovare il drago Dragut. E allora ciò andava fatto. E POI se ne sarebbe tornato in tutta fretta a casa per riuscire a partecipare alla Sfilata dei pony, così da non perdere tutti i suoi amici.  

 

Mentre era assorto nei suoi pensieri, Tony arrivò alla fine del bosco e vide improvvisamente una spiaggia. Da dietro un grosso masso saltò fuori all'improvviso un cowboy.  

"Salve, amico!" 

"Salve", povedal Tony. 

"Bé, sono un cowboy", disse il cowboy 

"Sì, potevo quasi indovinarlo dal tuo cappello da cowboy. E gli stivali da cowboy. E la stella da sceriffo", disse Tony.  

"Sì, certo. 

"Mi potresti aiutare?" chiese Tony.  

"Devo trovare il drago Dragut, ma non conosco la strada. Sai dove abita?" 

"Uhm, Dragut sputa fuoco ed è terribilmente pericoloso, e divora sia uomini che gli animali, e poi non gli piacciono le bibite gassate. Ed è davvero cattivo!"  

Tony approvò col capo  

"Sì, l'ho sentito dire, ma voglio trovarlo lo stesso. Per caso sai dove abita? Potresti dirmelo? Ho anche poco tempo a disposizione". 

"Come no, so più che bene dove abita. Ma non potrei raccontarti prima una storia? Adoro le storie!" 

 

"Davvero ho pochissimo tempo a disposizione ...," cominciò a dire Tony, ma il cowboy continuò a parlare: 

"Sono passati moti anni, ma una volta ho attraversato a cavallo l'intera America, perché mi ero innamorato di un bellissimo cercatore d'oro, che se n'era andato in Alaska per scavare alla ricerca dell'oro, e allora volevo andare anch'io in Alaska, ma poi andò a finire che il mio cavallo si fece male già dopo due giorni. E allora ..."  

Tony cercò più volte di interromperlo, ma il cowboy raccontava un particolare dopo l'altro. Impossibile fermarlo. Finalmente la storia finì. Tony era piuttosto impaziente e si schiarì la voce:  

"Una bella storia davvero. Ma stavamo parlando del drago Dragut ..." 

 

Il cowboy lo interruppe nuovamente.  

"Sì, certo, te ne parlerò. Ma non vuoi vedere prima le mie cose? Guarda: ho una palla per saltare, e una forbice, e uno yo-yo, e un secchiello, e ..." 

Tony cercò di fermare il cowboy, ma quello continuava a raccontare di tutte le sue cose. Quando finì di raccontare, Tony si affrettò a dire: 

"Ora ho davvero premura, non mi vuoi dire qual è la strada da seguire per trovare Dragut?" 

"Sì, certo, ma potremmo prima fare un gioco. Ho dei giochi da tavolo: Quattro in fila e Ludo, e gli scacchi, e delle carte da gioco, e ..." 

Il cowboy chiacchierava e chiacchierava. Allora Tony lo interruppe ad alta voce: 
"Ora bisogna proprio che continui per la mia strada!"  

 

E si affrettò rapidamente lungo la spiaggia. Non aveva idea di dove fosse o di dove fosse diretto, ma in ogni caso era per strada.  

 

Dopo aver camminato per un po', Tony si accorse che la spiaggia era diventata un deserto. Un grande e assolato deserto pieno di sabbia. Tony si fermò per dare un'occhiata tutt'intorno. Non poteva vedere altro che sabbia. E ancora sabbia. Forse aveva proprio perso la strada. Ma all'improvviso provò a strizzare gli occhi. Cos'è che c'era laggiù all'orizzonte? Una ... nave di pirati? 

 

 

Capitolo 6

Tony si diresse verso la nave dei pirati. Era piuttosto faticoso camminare nella sabbia e i suoi zoccoli sembravano sempre più pesanti. Del resto aveva camminato tutto il giorno. Stava quasi per raggiungere la nave, quando risuonò una forte esplosione e qualcosa di pesante atterrò proprio vicino a Tony. Una palla di cannone! 

"Smettetela di sparare, devo solo chiedervi qualcosa", gridò Tony sperando che potessero sentirlo. Gli rispose una voce rauca.  

"Ups, scusa, è una vecchia abitudine. A noi pirati piace prendere gli altri a cannonate". 

"Allora tu sei un pirata?" domandò Tony e si avvicinò incuriosito. Sul ponte della nave dei pirati c'era una ragazza con un'occhio bendato, una grande sciabola, un orecchino, DUE gambe di legno e un pappagallo sulla spalla.  

"Se sono un pirata io? Ci puoi ben credere. Sono Giovanna la Rossa, dominatrice dei sette mari, diavolo del mare, rinomata e temuta dal polo Nord al Capo di Buona Speranza!" 

"WOW. Fantastico" disse Tony.  

"Ma non posso fare a meno di chiederti una cosa. Che ci fa una nave di pirati nel mezzo di un deserto?" 

 

Giovanna la Rossa sembrò improvvisamente arrabbiata.  

"Sì, e che ci fai tu in un deserto?" 

Tony rispose: 
"Per lo più mi sono perso. Sono a caccia del drago Dragut, ma non so bene quale strada seguire". 

Giovanna la Rossa sbarrò gli occhi.  
"Mi pare proprio una stupida idea. Dragut sputa fuoco ed è terribilmente pericoloso, e divora sia uomini che animali, non gli piacciono le bibite gassate ed è cattivo, ed è così forte da poter sollevare in aria una nave di pirati e sbatterla giù in un deserto!" 

 

Tony si sentì un nodo in gola. Si rese conto che, più ne sentiva parlare, peggio diventava.  

Giovanna fece un cenno con la testa per sottolineare le sue parole: 
"Sì, è proprio quello che è successo. Dragut ha semplicemente gettato qui la mia nave, così che ora non posso navigare sui sette mari a fare bottino". 

"Watashi wa kyandî ga hoshîdesu," gracchiò improvvisamente il pappagallo.  

"Gulp, il tuo pappagallo sa parlare?" 

"Come no," rispose Giovanna con orgoglio.  

"E che dice?" 

"Non lo so, parla solo in giapponese." 

"Capisco", disse Tony un po' deluso. "Ma Dragut? Sai dove abita?" 

"Sì, basta che segui quella direzione", rispose Giovanna indicandola.  

 

Tony ringraziò e riprese a camminare. Camminando pensava che questa volta era stato abbastanza facile farsi mostrare la strada, quando cominciò ad alzarsi il vento. Prima abbastanza vento, quindi molto vento ed infine il vento si trasformò in una tromba d'aria, e Tony fu sollevato in aria e cominciò a girare vorticosamente ...

 



Capitolo 7

Tony era stato afferrato da una tromba d'aria che lo faceva ruotare a una velocità e con una forza che non aveva mai provato prima. Insieme a Tony ruotavano una marea di oggetti: calze, libri, tessere di puzzle, una cassa da morto e mille altre cose. Tony faceva soprattutto attenzione a non beccarsi qualcosa in testa, ma allo stesso tempo cercava di intravedere qualcosa a cui ... potersi aggrappare.  

 

All'improvviso il vento cessò, e proprio in quell'attimo Tony riuscì ad afferrare un gommone che vorticava vicino a lui. Tony e il gommone si schiantarono nel fiume sollevando dei grossi schizzi d'acqua. 

 

"Mamma mia! Sarebbe davvero potuta finir male", pensò Tony per un attimo prima di rendersi conto che il gommone avanzava a grande velocità nell'acqua. E sempre più velocemente. E proprio davanti l'aspettava una cascata. Tony cercò disperatamente di usare i suoi zoccoli per remare fino alla riva ma, per quanto remasse con forza, la cascata si avvicinava a gran velocità. Tony chiuse gli occhi. E probabilmente perse anche i sensi.  

 

Una volta riaperti gli occhi, Tony si rese conto che lui e il gommone erano stati lanciati a terra. Tony era bagnato dal muso alla coda, e tutte le sue cose giacevano sparse sul prato. Ma AVEVA ancora la sua clessidra e, cosa più importante di tutte, era ancora in vita.  

 

"Perché stai lì sdraiato ad agitarti?" disse una voce all'improvviso. Alle spalle di Tony era apparso un uomo alto e con enormi braccia, enormi baffi e con corda e attrezzature da arrampicata appese da tutte le parti.  

"Sì, è una lunga storia, ma in realtà sto andando al castello di Dragut. Sai dove si trova?" 

Quell'omaccione scosse la testa.  

"Sembra proprio una stupida idea. Dragut sputa fuoco ed è terribilmente pericoloso, e divora sia uomini che animali, non gli piacciono le bibite gassate ed è cattivo, ed è così forte da poter sollevare in aria una nave di pirati per poi sbatterla giù in mezzo a un deserto! E ha un alito terribilmente cattivo". 

Tony l'interruppe impaziente.  

"Sì, certo, l'ho sentito dire ... già un bel po' di volte. Sai dove abita Dragut?" 

"Ti posso far vedere il posto. Basta che saliamo in cima a quella montagna, così che posso indicartelo. Ma dobbiamo fare una gara a chi si arrampica prima! 1-2-3, via!" 

Tony alzò gli occhi verso la montagna e fece cenno verso alcune scale. 

"Perché non facciamo le scale?" 

Nessuna risposta. L'omaccione aveva già cominciato la sua arrampicata su per la montagna. Tony alzò le spalle e s'incamminò su per le scale. Sul cammino trovò un albero di mele e raccolse una bella mela rossa. Si fece anche un riposino e fischiettò facendo a gara con un uccello prima di raggiungere la cima. 

 

Tony si godette il sole una mezz'oretta aspettando che l'uomo, sudando e sbruffando, arrivasse fino in cima. Arrivato qui, si arrabbiò subito. 

"Come diavolo ha fatto ad arrivare qui prima di me?" 

Tony stava per spiegargli che aveva semplicemente preso le scale, e che in effetti era molto più facile che stare lì ad arrampicarsi, ma l'uomo l'interruppe.  

"Allora facciamo la discesa dalla montagna e vediamo chi arriva prima!" 

Tony rifletté velocemente.  

"Va bene, ma prima indicami il castello di Dragut". 

"Certamente. Lì!" disse l'uomo indicando il posto, per cominciare subito dopo a scendere giù per la montagna a grande velocità. Tony scosse la testa e cominciò a galoppare nella direzione che l'uomo gli aveva indicato. Verso il grande castello immerso nell'oscurità ...

 

Capitolo 8

Tony era davvero di ottimo umore mentre arrancava verso il castello. È vero che sembrava un po' sinistro ... era anche come se ogni tanto spuntasse del fuoco dal tetto. Ma almeno Tony era sulla strada giusta e ora stava finalmente per giungere alla fine del suo viaggio. Certamente aveva incontrato molte persone interessanti, ma ora pensava anche che fosse giunto il momento di raggiungere il suo obiettivo.  

 

Stava proprio pensando a tutto ciò, quando per miracolo non inciampò su un paio di gambe lunghe. Un mago era seduto con un bel cappello a punta davanti a una tenda. Erano sue le gambe su cui Tony stava per inciampare.  

"Beh, ciao", mormorò il mago con una debole vocina. E sospirò.  

"Ciao", rispose allegramente Tony deciso ad affrettarsi per la sua strada al pensiero di quanto doveva fare. Ma il mago sembrava così triste che Tony non potom fare a meno di fermarsi.  

"C'è qualcosa che non va?" 

"Niente d'importante, continua pure per la tua strada", sospirò il mago. 

"Sembrerebbe però che c'è qualcosa che non va". 

"Uhm, è solo che ... è difficile da spiegare", disse il mago con una vocina ancora più piccola.  

Tony diede una rapida occhiata alla sua clessidra. Non aveva davvero tempo per star lì a sentire, ma quel mago sembrava così triste.  

"Vuoi provare lo stesso a spiegarmelo?" 

Il mago sospirò di nuovo così profondamente da far sbattere il telone della tenda.  

"Devi sapere che sono un mago". 

 

Tony approvò col capo Fin qui riusciva a seguirlo.  

"E quindi posso far apparire qualsiasi cosa. In qualsiasi parte del mondo". 

"Che figata!" disse Tony.  

"Sì, dovrebbe essere così", rispose il mago.  

"Ma... se con una magia si può far apparire tutto quello che c'è al mondo, allora non si sente mai la mancanza di niente. Non ho idea di cosa desiderare per il mio compleanno. E se si può ottenere tutto quello che esiste al mondo, allora si finisce con l'annoiarsi". 

Tony stette un attimo a pensarci.  

"Forse hai solo bisogno di un hobby?" 

Il mago sembrò rianimarsi.  
"Un hobby? Sì ... forse è una buona idea." 

Tony fece schioccare le dita; il che è abbastanza difficile quando lo si deve fare con gli zoccoli e non con le dita. Gli era venuta un'idea ancora migliore. In effetti un po' di compagnia durante il viaggio non sarebbe male, e potrebbe essere bello avere un mago come compagno, nel caso che Dragut si rivelasse così pericoloso come tutti dicevano.  

"Forse come hobby potresti andare all'avventura? Così potresti unirti a me per una specie di avventura?" 

"È un'idea FANTASTICA, mio giovane amico. Partiamo subito!" disse il mago saltando in piedi. 

"Non vuoi sentire di che avventura si tratta?" chiese Tony.  

"Bah, me lo racconterai strada facendo. Mettiamoci in cammino". 
 

E così Tony e il mago partirono per la loro avventura. Dopo appena 24 passi il mago si fermò.  

"Che succede?" 

Il mago si sedette su una pietra.  

"Mah, tutto questo camminare mi sembra un po' pesante. Forse non ne ho così tanta voglia. E sono anche stanco". 

Tony stava per rispondergli, ma fu interrotto da un profondo russare. Il mago si era addormentato. Tony sospirò e coprì il mago con la sua coperta magica. Ora Tony era nuovamente solo.  

 

Ma non durò a lungo. All'improvviso sentì un rumore di zoccoli che risuonavano alle sue spalle. E una voce che gridò: "Fermati! O sarà peggio per te!"

 

Capitolo 9

Impaurito, Tony si guardò alle spalle.  

"Fermati!" risuonò nuovamente.  

Tony non sapeva che fare. In un senso sarebbe stato logico fermarsi, dato che qualcuno aveva gridato "fermati!" Ma d'altra parte quella voce sembrava piuttosto arrabbiata. La soluzione arrivò da sé: mentre Tony galoppava verso il castello di Dragut, lo superò un enorme cavallo con un vero cavaliere in groppa. Quell'enorme cavallo gli si fermò proprio davanti, così che Tony sbatté la fronte contro la sua pancia.  

 

"Ah, scusami", disse Tony, anche se in effetti non era stato lui a fermarsi di colpo in mezzo alla strada. Il cavallo diede un'occhiataccia a Tony. Il cavaliere fece invece un gran sorriso di soddisfazione, sfoderando allo stesso tempo violentemente la spada e puntandola contro Tony.  

"Preparati a morire!" 

"Gulp ... come?" disse Tony in preda alla paura.  

"Certo, tu sei un drago e io un cavaliere, e i cavalieri combattono contro i draghi e li uccidono!" disse il cavaliere con orgoglio.  

"Ma ... veramente". 

Tony cominciò a pensare che tutto stava accadendo troppo in fretta.  

"Non sono un drago, io sono un pony". 

"Tu sei senza dubbio un drago!" urlò il cavaliere.  

"Ti posso garantire che non lo sono. Tanto per cominciare i draghi sono verdi e, come puoi ben vedere, io sono blu", spiegò Tony.  

Il cavaliere strizzò gli occhi.  

"Bah ... direi piuttosto verdeblu", 

fece il cavaliere indicando con la spada.  

"E hai anche le ali. Proprio come un drago." 

"Non lo sono davvero, te lo giuro!" disse Tony disperato.  

"Le mie ali sono minuscole e non posso neanche volare, come fanno invece i draghi. Guarda, non riesco neanche a sputare fuoco!" 

Tony cominciò a soffiare ripetutamente per dimostrare che non usciva assolutamente fuoco dalla sua bocca.  

"Tu sei davvero un drago, e allora non mi resta che ucciderti. Questa è la regola", disse il cavaliere brandendo la spada.  

 

Senza pensarci un attimo Tony cominciò a galoppare a tutta velocità, quanto permettevano le sue piccole zampe da pony. Ma purtroppo non era abbastanza veloce rispetto al cavaliere col suo grande cavallo. Gli stava proprio dietro. Tony s'infilò di corsa dentro una fitta vegetazione nella speranza che il grande cavallo non potesse passarci. E invece ci passò benissimo. Tony avanzò a zig-zag per confondere cavallo e cavaliere, ma senza risultato. All'improvviso Tony si trovò in una pianura che non offriva alcun nascondiglio. Galoppò più forte che poteva, ma il cavallo era subito dietro di lui. Infine Tony inciampò e cadde Non fece neanche in tempo a pensare se si fosse fatto male, ma chiuse gli occhi e pensò: "Per me è finita". 

 



Capitolo 10

"Scusatemi, che caspita sta succedendo lì?" 

Tony opatrne otvorí oči. Non era la voce del cavaliere. Cioè quel cavaliere con la grande spada che cercava di uccidere Tony, perché credeva che Tony fosse un drago. Era una voce di donna.  

 

Tony volse lo sguardo verso l'alto. In cima ad un'alta torre si vedeva una principessa molto bella. Con le mani sui fianchi e le sopracciglia aggrottate.  

"Sì, parlo proprio a te, bel tipo. Che stai facendo?"  

La principessa indicava il cavaliere, che era sceso da cavallo. Ma con la sua spada lui indicò a sua volta Tony.  

"Buongiorno, bella principessa, stavo semplicemente per uccidere un pericolosissimo drago". 

Tony avrebbe voluto dire qualcosa, ma il principe stava già sollevando la spada, e a Tony non restò che rialzarsi e ricominciare a galoppare tutt'intorno alla torre con la principessa, mentre il cavaliere gli stava alle calcagna. Tony cominciava a sentire stanchezza alle gambe, a differenza del cavaliere che continuava a corrergli dietro. Finché non si sentì il rumore di qualcosa di pesante "bum!", e il grido del cavaliere, "Ahi!", che si toccava sopra l'elmo.  

 

"Che è stato?" gridò guardando in alto verso la principessa.  

"Sì, era proprio un'arancia che ti ho tirato sulla testa. Sembra proprio che tu non sia capace di stare a sentire, e quindi ho dovuto richiamare la tua attenzione in altro modo". 

La principessa fece segno verso Tony.  

"Insomma, quello è un pony, non un drago". 

Il cavaliere sorrise scuotendo la testa.  

"Mi dispiace di dover correggere una vera principessa, ma tu di sicuro ti sbagli. È senza dubbio un drago". 
"Ti ho detto di no". 

"Lo è senza dubbio". 

"Ti ho detto di no". 

 

E continuarono a dirsi così, mentre Tony stava pensando se non dovesse squagliarsela senza farsi scoprire. Ma quel grande cavallo con l'aria scontrosa, pur senza cavaliere, gli sbarrava la via.  

Ma ecco che sembrò che alla principessa fosse venuta un'idea.  

"Allora, signor cavaliere! Sei sicuro di sapere quale sia il principale compito di un cavaliere? Ancora più importante che andare a caccia di draghi?" 

"Uhm ... no ... non credo", mormorò il cavaliere.  

"Sì, si tratta appunto di corteggiare le principesse!" 

"Uhm ... sì ... corteggiare ... di che cosa si tratta di preciso?" 

La principessa sospirò.  

"Tu non sei il cavaliere più sveglio che ci sia in circolazione, vero'? Corteggiare vuol dire che mi devi fare innamorare di te. Per esempio cantando una bella canzone per me". 

"Caspita. Ma ne sono capacissimo!" disse il cavaliere, e cominciò a canticchiare e a canterellare per prepararsi a cantare.  

 

La principessa fece l'occhiolino a Tony.  

"Mi sa che è meglio che te la fili. Ma dove sei diretto?" 

"Grazie principessa. Certo che può sembrare stupido, detto ora, ma in realtà sto andando al castello di Dragut. 

La principessa sbarrò gli occhi.  

"Dragut? Dragut sputa fuoco ed è terribilmente pericoloso..." 

Tony alzò uno zoccolo in aria.  

"Consentimi di fermarti un attimo. So benissimo che Dragut è pericoloso e tutto il resto. Ma ho promesso a me stesso di trovarlo. Addio principessa. E grazie!"



Capitolo 11

Tony se la squagliò in silenzio il più rapidamente possibile.  

"Che dolce principessa", pensò tra sé e sé mentre camminava. E ripensò a tutti quei tipi simpatici e divertenti e strani che aveva incontrato nel corso della sua avventura. Sia al ninja che sorvegliava il ponte, che al vampiro che non sopportava la luce e aveva paura del buio, la strega cattiva, quel chiacchierone del cowboy, Giovanna la pirata e quello scalatore che voleva fare una gara per ogni cosa.  

 

Era stato un viaggio entusiasmante, in cui aveva fatto più esperienze di quante ne avesse fatte mai in vita sua.  

 

Ora però la faccenda stava diventando seria. Tony non era ormai più così lontano dal castello del drago. Era grande e sinistro e, davvero, era come se ogni tanto spuntasse del fuoco dal tetto.  

 

Tony si fermò. Era molto lontano da casa. Era arrivato il momento di tornare indietro? Ed andare a casa, alla scuola per pony, e trottare al passo con tutti gli altri per il resto dei suoi giorni? Tony ci pensò a lungo. Nie. Nie, nebolo to to, čo si želal. Aveva promesso a se stesso di girare il mondo e di trovare il drago Dragut per combatterlo. Ed è proprio quello che voleva fare. Il drago era terribilmente pericoloso, dicevano tutti, e allora era lui che voleva fare qualcosa di buono per il mondo. Proprio questo Dragut che sputava fuoco ed era terribilmente pericoloso, e divorava sia uomini che animali, e a cui non piacevano le bibite gassate e che era cattivo, e così forte da poter sollevare in aria una nave di pirati per poi sbatterla giù in mezzo a un deserto! E che aveva un alito terribilmente cattivo. E magari usava anche dare dei morsi a tradimento quando si scontrava con gli altri, ora che Tony ci pensava per bene.  

 

Tony continuava a camminare, ma procedeva piuttosto lentamente. Era come se le sue zampe non volessero seguirlo, ma preferissero solo restare dov'erano. Tony volse lo sguardo verso i suoi zoccoli.  

"Forza, amici, andrà tutto bene". 
 

Camminando e camminando si ritrovò infine davanti al portone del castello di Dragut. Era un portone enorme e piuttosto spaventoso, e Tony non sapeva davvero se voleva sapere cosa c'era dall'altra parte. Suonò lo stesso il campanello. In realtà lo aveva premuto appena, ma era risuonato come se migliaia di campane avessero sbattuto l'una contro l'altra.  

 

E sentì quindi dei passi pesanti. E poi qualcuno che trafficava con la serratura. Allora la porta cominciò lentamente a cigolare e ad aprirsi ...



Capitolo 12

Tony trattenne il respiro. La porta si aprì ed ecco, davanti a lui c'era il drago Dragut. Fece un gran sorriso.  

"Guarda là, e tu chi sei? Vuoi entrare? Se hai fame posso fare dei popcorn?" 

Tony smise di trattenere il fiato e si ricordò di aprire e chiudere la bocca.  

"Uhm ... in un certo senso ... sì grazie, entro volentieri. E in effetti sono anche affamato". 
"Ma allora entra pure. Penso in effetti di avere anche un paio di bibite in frigorifero, se hai anche sete". 

"Certo, grazie", disse Tony.  

 

Dragut mostrò da buon padrone di casa i locali del suo castello e in tutto e per tutto si dimostrò piuttosto gentile. Tony pensava che tutto questo era davvero strano. Si fece coraggio e disse: 

"Tu, Dragut?" 
"Sì?" 

"Io credevo in realtà che tu fossi... pericoloso e che non ti piacessero le bibite gassate e altre cose del genere." 

Dragut ridacchiò.  

"Ah sì, lo credono in molti. È come se la gente parlasse male delle cose di cui ha paura. Personalmente penso di essere piuttosto simpatico ma, ogni volta che incontro qualcuno, scappano velocemente, così che non riesco a dirgli che non sono affatto pericoloso. Qui non viene mai nessuno a trovarmi. Infatti tu sei il primo in assoluto".  

"Mi dispiace per te", disse Tony in tono serio.  

Dragut scrollò le spalle.  

"Mah, le cose stanno così. Ma è anche anche molto figo essere draghi. Per esempio posso fare incantesimi! Le magie dei draghi sono fighissime. Vuoi vedere?" 

Certo che Tony voleva vederle.  

"Cosa vuoi che faccia comparire? Decidilo tu." 

Tony stette un attimo a pensarci.  

"Un gelato?" fu la sua proposta. Sia perché sarebbe stato figo vedere apparire un gelato dal nulla, ma anche perché lo avrebbe mangiato volentieri.  

"Un'idea geniale, anch'io amo il gelato! Sei pronto?" 

Certo che Tony era pronto.  

"3-2-1, eccolo!" disse Dragut agitando la sua bacchetta magica.  

Apparve una piccola nuvola di fumo e in mezzo al pavimento ecco ... una bicicletta.  

"Mannaggia. Aspetta un attimo, ci provo di nuovo. 3-2-1, eccolo!" 

Dragut agitò nuovamente la bacchetta magica. E fece apparire un cappello a cilindro.  

"Uffa, sono fuori allenamento, ma lo so fare davvero. Un attimo. 3-2-1, eccolo!" 

E Dragut fece apparire una lampada. E un sacco di altre cose. Non riuscì a Dragut in alcun modo di far apparire un gelato, ma andava bene lo stesso, era divertente vedere tutti quegli incantesimi. Dragut e Tony mangiarono i popcorn e bevvero le bibite divertendosi. Finché lo sguardo di Tony non si posò sulla clessidra che spuntava dal suo zaino. La sabbia continuava a scorrere e ormai non era rimasto molto tempo. Gli venne un'idea! 

"Dragut? Siamo amici, no?" 

Dragut fece un ruttino, e allora gli uscì un po' di fuoco dalla bocca ... così che Tony stava per perdere la sua criniera.  

"Ups, scusa, è un po' difficile controllare quella fiamma. Ma comunque: Non ci conosciamo da molto tempo, ma certo che siamo grandi amici". 

"Mi daresti una mano per qualcosa?" 

"Naturalmente!" 

"Fantastico. Grazie, Dragut. Dovresti riempire uno zaino. Bisogna che partiamo subito!" 

Capitolo 13

Dragut e Tony cominciarono a camminare.  

"Ma perché dobbiamo fare tutto il viaggio fino alla scuola per pony, Tony?" chiese Dragut.  

"Voglio raccontare agli altri pony quant'è magico e meraviglioso il mondo. Tutto quello che devono fare è di trottare per il resto dei loro giorni. Ti puoi immaginare? Che fosse l'unica cosa da fare per tutta la tua vita?" 

"Non credo, sembra incredibilmente noioso". 

"Proprio così, Dragut, ed è per questo che dobbiamo impedire che trottino in eterno! Ho pensato una cosa: Non potrei sedermi sulla tua schiena così che possiamo volare fino a là?" 

Dragut si arrestò e si fece improvvisamente serio.  

"Nie, QUESTO non funziona. I draghi non volano MAI con qualcuno sulla schiena. Semplicemente non si fa, è una regola". 

Tony stette un attimo in silenzio.  

"Beh. Ma allora ho un altro piano: seguiamo la stessa strada che ho fatto all'andata, voglio direzione la direzione opposta a quella che ho preso per arrivare al tuo castello". 

Dragut fischiettò. Lo faceva spesso, se pensava che qualcuno dicesse una cosa intelligente, come faceva spesso Tony. Nel frattempo Tony rovistava nel suo zaino. Trovò un paio di occhiali e dei baffi finti che fece indossare a Dragut.  

 

"A che scopo tutto questo?" chiese Dragut.  

"Dobbiamo passare davanti a un cavaliere che non vede l'ora di ammazzare draghi, ed è per questo che ti devi travestire". 

"Un cavaliere!" urlò Dragut a tutta voce, così che del fuoco gli uscì dalla bocca bruciando la cima di un abete.  

"Si faccia pure avanti! I draghi non hanno assolutamente paura di niente e di nessuno ... magari forse dei serpenti. Ma non dei cavalieri!" 

Tony gli batté la mano sulla spalla.  

"Certo che non hai paura di niente, ma il fatto è che non abbiamo davvero tempo per combattere contro i cavalieri. Dobbiamo raggiungere casa, alla scuola per pony". 

 

E così Tony e Dragut sgattaiolarono oltre il cavaliere che stava ancora cantando alla principessa. Ma il cavaliere non si lasciò ingannare dal travestimento astutamente escogitato da Tony. Si rese conto facilmente che Dragut era un drago ed estrasse immediatamente la spada.  

"Ora sei finito, drago!" gridò.  

"Lo pensi davvero?" disse Dragut gonfiando il petto. Anche il cavaliere si gonfiò il petto avvicinandosi sempre di più con la spada sguainata. E stavano quasi per scontrarsi quando la principessa strillò così forte che tutti i vetri della torre andarono a pezzi, e sia Dragut che il cavaliere si fermarono. Tony e la principessa si misero in mezzo tra Dragut e il cavaliere.  

"Cos'è che state facendo?" chiese Tony.  

"Lui è un drago, e io sono un cavaliere. E quindi dobbiamo scontrarci", disse il cavaliere. 

"Perché?", chiese Tony. 

"Che intendi dire? Io sono un drago e lui è un cavaliere, e quindi dobbiamo batterci", disse Dragut.  

"È proprio così", dissero Dragut e il cavaliere in coro, il che sembrò divertente a tutti e due.  

"Caro cavaliere", s'intromise la principessa. "Per come capisco io, Tony il Pony e il drago Dragut hanno premura di arrivare a casa, alla scuola per pony". 

"Ah," disse il cavaliere. 

"E tutto andava per il meglio con la tua bellissima canzone", continuò lei. 

"Andava bene?" chiese il cavaliere.  

"Sì!" disse la principessa.  

"Davvero?" rispose il cavaliere.  

"Vedi quella piccola pozzanghera laggiù?" continuò la principessa indicando una piccola pozza d'acqua. Il cavaliere si affrettò ad ispezionarla.  

"Sono le mie lacrime, perché la canzone che hai cantato per me mi ha toccata così profondamente". 

"Hai pianto?" chiese il cavaliere. 

"Sì! Eri sulla buona strada per conquistare il mio cuore e, se continui, potremo vivere felici e contenti fino alla fine dei nostri giorni". 

"Sarà davvero possibile? Direi che sono parole deliziose", disse il cavaliere.  

"Allora continuerò a cantare non appena avrò sistemato questo drago qui". 

"No! Non posso innamorarmi di un cavaliere che combatterà contro un drago così bello come Dragut", disse la principessa.  

Il cavaliere volse lo sguardo verso Dragut e quindi verso la principessa. Guardò verso Tony e Dragut.  

"Pensate anche voi che io canto bene?" chiese lui. 

"Sì, decisamente!" disse Tony. 

"No, tu canti proprio male," disse Dragut.  

"COSA hai detto?" gridò il cavaliere arrossendo nuovamente.  

 

Tony si affrettò a colpire con una zampa il fianco di Dragut per fargli capire di cosa si trattava. Dragut si schiarì la voce.  

"Dunque ... tu forse non canti ancora così bene, masta esercitarsi per arrivare alla perfezione! E se vuoi conquistare il cuore della principessa, forse è meglio che noi due non ci battiamo e che invece ti eserciti a cantare". 

Tony sussurrò: "Sei stato bravo a salvare la situazione, Dragut". 

"Mi siedo un attimo e rifletto a occhi chiusi, ora sono in dubbio su quale sia lo scopo di un cavaliere nella vita. Combattere i draghi o conquistare il cuore della principessa?" sospirò il cavaliere sedendosi ai pedi della torre con gli occhi chiusi. La principessa strizzò l'occhio a Tony, che si rivolse a Dragut: 

"Propongo di andarcene, Dragut, così la risposta alla domanda del cavaliere verrà da sé".  

 

E allora si allontanarono dalla torre e lasciarono il cavaliere a pensare in pace, mentre la principessa lo baciava dolcemente sulla guancia. E il cavaliere sentì chiaramente che era piacevole. 

Capitolo 14

Dopo una storia del genere con cavalieri e principesse, Dragut pensò che sarebbe stato bello fare una pausa, sia per mangiare che per fare una piccola siesta, e poi fare un piccolo spuntino, godersi un dessert e poi fare la siesta e nuovamente una pausa. Ma non c'era assolutamente tempo per tutto questo, perché Tony teneva d'occhio la clessidra e all'improvviso si rese conto che il tempo passava terribilmente veloce, in considerazione di tutta la strada da fare per arrivare a casa. Tony aveva cominciato a condividere le sue preoccupazioni con Dragut, quando le sue parole vennero coperte da un forte russare.  

 

"È il mago!" esclamò Tony e si chiuse poi la bocca con la mano, dato che avrebbe voluto solo bisbigliarlo.  

"È spesso addormentato perché ormai ha provato tutto il possibile un'infinità di volte", sussurrò Tony.  

"Non abbiamo davvero il tempo di stare a chiacchierare con lui. La cosa migliore sarebbe di andare oltre in punta di piedi, Dragut. Pensi di poterlo fare?"  

Dragut non voleva né deludere il suo amico, né sembrare incapace di farlo, e fece un cenno di approvazione. E così provarono a defilarsi.  

 

Tutt'altro ... i draghi infatti non sono capaci in alcun modo di camminare quatti quatti. Dragut sollevò bene in alto le sue pesanti zampone di drago, ma nel poggiarle per terra si sentì un grande botto. E poi un altro, quando mise a terra l'altra zampa. E così via, finché il mago non si svegliò. 

 

"CHI è che ha un passo così pesante da svegliarmi nel mezzo del mio sonno di mago?" e dicendolo si mise gli occhiali per vedere meglio.  

"Tony? Sei tornato? E chi ti sei portato dietro? Un drago? Caspiterina! Non incontro un drago da più di 200 anni. Sei un magnifico esemplare. Lo devo proprio ammettere". 

 

"Grazie, anche tu hai una gran bella barba", disse Dragut. "Mi chiamo Dragut".  

"Glemlis", rispose il mago.  

"È bello rivederti, Glemlis, ma siamo di premura e dobbiamo andar via", disse Tony indicando la sua clessidra. 

 

"Sì. È chiaro, tutti hanno da fare con qualcosa. Ed è così che dev'essere. Ma ho pensato a quello che mi hai detto tu riguardo all'hobby, Tony. Aspetta un attimo ..." 

Glemlis entrò nella sua tenda a rovistare. Tony guardò in su verso Dragut. 

"È il momento. Andiamo via". 

"Via, questo non si può fare. Ci vuole mostrare qualcosa. E poi ha detto che sono un magnifico esemplare. Non l'hai sentito? Vediamo che s'inventa". 

 

Tony si sedette senza smettere di fissare stancamente la clessidra, con la sabbia che continuava a scorrere, mentre Glemlis usciva dalla tenda con un biliardino.  

 

"Un biliardino! Uno sport di valore per un valoroso avversario. Che ne dici tu, Dragut? Giochiamo?" 

"Ci puoi scommettere che ci giochiamo, amico mio. Comincia!" 

 

E così Dragut e Glemlis giocarono a biliardino. Giocarono in realtà così a lungo che Tony ebbe tutto il tempo di farsi un riposino, pettinare la sua chioma, fare una piccola colazione con una caramella gommosa per dessert, E scrivere un po' nel suo diario di pony tutte le esperienze che gli erano capitate.  

 

Nel frattempo si svolgeva una partita snervante tra Dragut e Glemlis. All'improvviso Glemlis ridacchiò.  

"Tu, Dragut? Tu sei il miglior giocatore con cui io abbia mai giocato, indipendentemente da che gioco fosse. Ordino quindi alla mia bacchetta magica che dovrai giocare contro di me per 100 anni!"  

Agitò quindi la sua bacchetta tracciando dei cerchi in aria. Tony andò completamente nel panico, e così in effetti Dragut perché, anche se trovava divertente giocare a biliardino, 100 anni sembravano tanti, e c'erano così tante altre cose divertenti che Dragut aveva voglia di provare. Ma anche Dragut sapeva fare incantesimi e ne fece quindi uno suo apposta.  

"IO mi condanno a NON giocare per 100 anni", disse mentre muoveva la sua bacchetta magica.  

 

E almeno per quella volta la magia di Dragut funzionò come doveva.  

 

Tony si sentì sollevato, perché in questo modo il suo amico non avrebbe giocato a biliardino per 100 anni. Ma d'altra parte si rattristò nel vedere quanto fosse triste Glemlis. Perché Glemlis amava giocare a biliardino, ed ora invece non aveva nessuno con cui giocare. Tony si mise a pensare tanto da sentirsi quasi fuso in testa, ed ecco che gli venne in mente. 

 

"Glemlis! Ho un'idea. Devi creare il tuo avversario con la tua bacchetta magica. Uno che sia bravo a biliardino, divertente e intelligente e forse anche bravo a cuocere torte e crêpe nella pausa tra una partita e l'altra". 

 

"È un'idea geniale!" urlò Dragut con così grande entusiasmo che il fuoco spruzzo fuori dalla bocca alzandosi verso il cielo. Glemlis si volse a guardare Tony. Non riusciva a capire che un così piccolo pony potesse essere così intelligente. Tony in ogni caso aveva ragione. Glemlis fece comparire il suo avversario. Uno in grado di far tutto quello che aveva detto Tony e qualcosa in più. E così Tony si potom portare dietro il suo amico nel viaggio verso la scuola per pony.  

 

 

Capitolo 15

Tony e Dragut giunsero al deserto, che si estendeva con le sue eleganti sfumature di giallo e marrone.  

Tony indicò la nave dei pirati che giaceva poco più avanti. 

"La riconosci, Dragut?"  

"Per niente. Non l'ho mai vista prima, Tony. E che ci fa in mezzo al deserto? Non dovrebbe navigare in mare aperto col vento in poppa e i cannoni pieni di polvere da sparo?"  

Tony non si raccapezzava. Non era Dragut che aveva gettato la nave nel mezzo del deserto? Lo aveva raccontato la stessa Giovanna la Rossa.  

 

Tony picchiò sullo scafo della nave.  

"Giovanna? Sono io, Tony il Pony! Vieni fuori un attimo". 

Da dentro alla nave si sentì Giovanna gridare. 

"Tony! Sei tu? Come sono contenta di sentire la tua voce. Ma allora sei sopravvissuto all'incontro con il drago più temibile del mondo, a cui all'improvviso viene in mente di rapire dal mare le navi dei poveri pirati per gettarle in mezzo al deserto, così che non possono navigare da nessuna parte".  

 

Ma appena Giovanna salì sul ponte, il suo entusiasmo si raggelò nel vedere che Tony stava vicino a Dragut. 

"Ciao, Giovanna". 

"Ciao Tony". 

"Sai chi è questo che sta vicino a me?" 

Giovanna non sapeva cosa rispondere. 

"Te lo posso dire io, Giovanna. È il drago Dragut". 

"Ciao, Giovanna. Mi chiamo Dragut. Ti sei cacciata in un bel pasticcio a questo proposito, non ti sembra?" disse Dragut.  

 

Giovanna continuò a non dire niente, ma deglutì con difficoltà e fece un cenno di sì con la testa.  

"Giovanna?" disse Tony. "Io credo che tu non abbia mai incontrato Dragut prima. Non è vero?" 

Giovanna annuì molto lentamente.  

"E dunque non hai detto la verità quando mi hai raccontato che era stato Dragut a rapire la tua nave dalle onde azzurre e a scagliarla nel deserto, giusto?" 

Gli occhi di Dragut si fecero grandi.  

"Quello che hai detto era profondamente ingiusto, Giovanna! È la gente come te a far sì che i draghi abbiano una cattiva reputation". 

"Lo so bene", mormorò Giovanna.  

"Che cosa si dice in questi casi, Giovanna?" disse Tony. 

"Scusa, Dragut" 

"Ti meriti una bella lezione!! Perché quelle scuse non sono assolutamente sufficienti!" disse Dragut sputando in aria fiamme di fuoco. 

"Sì che lo sono" disse Tony. "Va bene così, non credi?" 

Dragut ci pensò un attimo.  

"E va bene. Le scuse sono accettate. Ma non farlo un'altra volta". 

 

Giovanna fece cenno di no con la testa e così Tony e Dragut si rimisero in cammino. La bocca di Dragut sibilava e ribolliva mentre il fumo saliva dalle sue narici. Perché se c'era qualcosa che Dragut non sopportava, erano proprio i bugiardi. Tony si voltò a guardare Giovanna e poi di nuovo Dragut. Ritornò quindi indietro da Giovanna e le chiese che cosa fosse successo davvero alla sua nave dei pirati.  

 

"Per sbaglio ho tenuto la mia mappa del tesoro al contrario e così ho semplicemente fatto delle manovre sbagliate. Improvvisamente mi sono trovata in mezzo al deserto senza potermi liberare dalla sabbia. È piuttosto imbarazzante per un pirata, ecco perché ho inventato quella storia con Dragut. Anche se non è per nulla vera. È stato stupido farlo e mi dispiace davvero tanto". 

 

Tony spostò il suo sguardo da Giovanna a Dragut e poi di nuovo sulla prima. Anche se Tony non disse niente, Dragut capì subito cosa dovesse fare. Tony si sedette accanto a Giovanna sul ponte e, prima che lei potesse chiedersi cosa stesse succedendo, la nave iniziò a muoversi! Dragut la stava spingendo con il suo muso! E in breve tempo Giovanna fu nuovamente in acqua, così da alzare le vele e fare rotta verso nuove imprese. Prima di salpare abbracciò Tony e a Dragut fece un saluto da pirata in segno di gratitudine.  

 

"Grazie Dragut, sei stato davvero gentile ad aiutare Giovanna", disse Tony, ma Dragut non stava più a sentire. Fece un segno con la mano.  

"Guarda lì. C'è un cowboy. Andiamo a fare quattro chiacchiere con lui?" 

Tony scosse decisamente la testa.  

"Non ne abbiamo assolutamente il tempo. Quell'uomo parla a lungo di cose che non si possono raccontare con poche parole. Dobbiamo sbrigarci!" 

E così fecero.  

Capitolo 16

Tony e Dragut si trovarono nel mezzo di una fitta foresta equatoriale. Con rettili e scarafaggi, scimmie e tigri e animali selvatici. Dragut non era per niente tranquillo. E non a causa del caldo, dell'umidità alebo delle tigri. No, era per il pensiero che potessero esserci dei serpenti! Perché questa era L'UNICA COSA di cui Dragut aveva paura.  

 

Ecco perché Tony era preoccupato per il suo buon amico, quando arrivarono in una radura dove un uomo stava seduto con gli occhi chiusi dietro a un vaso.  

"Di qui non potete passare. In questo vaso, infatti, c'è il serpente più ripugnante del mondo e, se fate solo un passo in avanti, uscirà e vi divorerà", disse l'uomo senza aprire gli occhi nemmeno di un millimetro. 

 

"Mamma mia, Tony, sarà meglio che ci leviamo subito di torno. Torniamo indietro a cercare Giovanna che ci porti per mare da tutt'altra parte", disse sottovoce Dragut, che a quelle parole era impallidito.  

Tony non aveva mai visto Dragut così spaventato, ma sapeva anche che il sentiero attraverso la foresta era la strada più rapida per raggiungere la scuola per pony. 

 

"Capisco, ma bisogna che andiamo avanti. E quanto ripugnante quel serpente potrà mai essere?" 

"Piuttosto ripugnante", fu la risposta di quell'uomo. 

"Beh. Ma ci dev'essere un modo che ci dia la possibilità di andare oltre", insistette Tony. Per la prima volta l'uomo aprì un solo occhio e puntò il suo lunghissimo flauto verso Tony. 

"Tu vuoi fare una gara di danza con il mio lungo e ripugnante serpente - è questo che intendi? Oppure il tuo amico drago vuole forse misurare le sue forze con le flessioni a ritmo super veloce del serpente?"  

Tony volse lo sguardo verso Dragut, che scosse decisamente la testa. Tony alzò le spalle. 

"Una gara di danza non è un problema per me. Dragut suonerà il suo ukulele mentre io ballo, e tu potrai suonare il tuo flauto". 

 

L'uomo emise una risata beffarda. Batté due volte sul coperchio del vaso e un enorme serpente sporse la testa.  

"Facciamo quattro round ad un ritmo veloce. Sei pronto, pony?" disse l'uomo con una risata stridula.  

E diedero inizio alla gara. Fu subito chiaro che il serpente in effetti era davvero ripugnante, ma caspita, come sapeva muoversi! Tony però non era da meno.  

 

I due concorrenti ondeggiavano avanti e indietro e, sebbene il serpente in effetti si muovesse flessuosamente con grande bravura, era Tony a guidare la gara ai punti quando giunsero all'ultimo e decisivo round. Ma a quel punto il serpente non ce la faceva più, perché non aveva mai danzato così a lungo prima: tutti gli altri ne avevano avuto paura e piuttosto se n'erano andati per la loro strada. Il serpente si accasciò quindi al suolo in tutta la sua lunghezza rimanendo completamente immobile. Sentirono quindi che il serpente russava. Tony e Dragut avevano vinto! L'uomo fece un segno dicendo: 

"Allora, sembra che possiate continuare per la vostra strada". 

Tony si voltò fieramente verso Dragut. 

"Abbiamo vinto! Non c'era davvero da aver paura, non è così Dragut? Dragut? Dove sei?" 

Dragut era scomparso. La vista del serpente era stata così terribile da farlo fuggire per lo spavento.  

 

 

Capitolo 17

Tony cercò Dragut da tutte le parti. Prima per una strada, poi per l'altra. Tenne gli occhi ben aperti cercandolo sia per terra che sulle cime degli alberi: tutti quei posti in cui a un drago potesse venire l'idea di nascondersi. Ma non c'era niente da fare. Dragut era scomparso. Tony stava quasi per mettersi a piangere. Non avrebbe mai dovuto costringere Dragut a stare vicino al serpente. Avrebbero dovuto prendere l'altra strada, come aveva proposto Dragut. Ora aveva perso il suo migliore amico. 

 

Tony si avviò lentamente. A poco a poco la foresta andò diradandosi e Tony giunse a un grande negozio pieno di articoli di ogni genere. Tony vi entrò.  

 

"Arrivederci, arrivederci", disse la signora che stava dietro al bancone.  

"Uhm, ciao. Mi chiamo Tony, e ho bisogno di qualcosa con cui andare rapidamente in cerca del mio amico Dragut. Magari una bicicletta. Oppure una macchina da corsa. O meglio di tutto, un aereo. Ce l'avresti?" 

"Non ti permettere di dirlo un'altra volta," rispose la signora. Tony si grattò la criniera. C'era qualcosa che non andava qui.  

"Vorrei comprare un aereo, ce l'avresti?" 

"No", disse la signora, mentre faceva segno di sì con la testa e tirava fuori un porro, che posò soddisfatta sul bancone.  

Tony stava per spazientirsi: non aveva bisogno di un porro, ma di un aereo.  

"No, ho bisogno di un aereo. A-E-R-E-O", disse Tony lentamente e scandendo le sillabe. La signora indicò contenta il suo porro. Tony sospirò. Ora era chiaro, la signora del negozio parlava una lingua molto speciale che suonava molto simile a quella di Tony, ma dove tutto aveva semplicemente il nome di qualcosa di completamente diverso.  

"Va bene ... hai una pala?" 

La signora rovistò tra gli scaffali alle sue spalle e mise uno spazzolino elettrico sul bancone.  

"Magari un pacchetto di gomme da masticare?" 

La signora annuì soddisfatta e porse a Tony un cacciavite. 

"Una bacchetta magica?" 

Spuntò un vaso con una pianta.  

 

Andò avanti così per molto, molto tempo. Tony sospirò, era stanco, e la signora dietro il bancone cominciava anche lei a non poterne più. Tony decise di provare un'ultima volta, altrimenti avrebbe dovuto rinunciare e andare in cerca di Dragut a piedi. Tony ci pensò a lungo.  

"Cavoletti?" 

La signora approvò con la testa - ma questo poteva significare qualsiasi cosa - e frugò sotto il bancone. E tirò fuori una grande scatola con un aeroplano! 

 

"Evviva!" gridò Tony affrettandosi a pagare con un dolce che aveva nello zaino, che per la signora del negozio era un cappello, ma in fondo faceva lo stesso.  

 

Appena fuori dal negozio Tony aprì rapidamente la scatola. Oh no, era una confezione da montare. Non era sicuro di riuscirci. La scatola era enorme e il manuale incredibilmente lungo. Tony iniziò a leggere e sfogliando le pagine vide che molte pagine erano piene di avvertenze su tutto ciò che poteva andare male, volando in aereo. Davvero tante cose. Per tante altre pagine si continuava a spiegare come coloro che avevano costruito l'aereo non avessero alcuna responsabilità per una sola delle cose che potevano andare male, per chi volesse usarlo per volare.  

 

Nell'ultima pagina c'erano tre immagini con tre elementi. Bisognava mettere insieme i tre elementi e l'aereo sarebbe stato quindi pronto per volare. Tony pensò che era piuttosto strano. Fece però come descritto e l'aereo fu così pronto. 

 

Tony sapeva bene che lo spazio era qualcosa di molto grande. Ma Dragut era anche un drago molto grande, quindi Tony sperava che Dragut stesse volando lassù da qualche parte, così da poterlo trovare rapidamente. Tony chiuse gli occhi e desiderò intensamente di poter rivedere il suo amico al più presto. Premette quindi il pulsante di avviamento e l'aereo, sbuffando e tossendo, cominciò a rullare sempre più veloce finché non decollò. Tony si diresse dritto verso lo spazio; non sarebbe tornato indietro prima di aver trovato il suo migliore amico.  

 

Capitolo 18

Tony volava sempre più in alto nello spazio. La vista lassù era bellissima con pianeti, stelle e la nebbia spaziale. Ma nessuna traccia di Dragut. Tony cominciò presto a pensare che forse era un errore cercare nello spazio, Dragut stesso aveva ammesso di volare solo quando era proprio necessario. E se invece stava ancora girando nella foresta e si fosse perso? 

 

Ai dubbi di Tony si aggiunse che l'aereo cominciò a rumoreggiare in un modo che a Tony piaceva poco. Così, essendosi avvicinato a un pianeta molto colorato, si decise ad atterrare. Era una decisione fortunata perché, non molti secondi dopo l'atterraggio, si sentì un forte scoppio e il motore dell'aereo finì dritto nello spazio scomparendo nel nulla. Caspita. Come avrebbe fatto ora Tony a tornare da Dragut e al Paese magico al di sopra delle nuvole? Tony si guardò intorno. 

 

"Salve? C'è qualcuno?" 

"Come no", disse una voce.  

"Chi sei e dove sei?" 

 

Un elegante unicorno discese sul pianeta incontro a Tony. Intorno a lui danzavano particelle di polvere d'oro.  

"Potresti aiutarmi, unicorno?" 

"Forse, ma a condizione che mi chiami Florio, perché è il mio nome. Florio Floriani." 

"Va bene, Florio, io mi chiamo Tony il Pony, e sono alla ricerca del mio amico Dragut. Ma ho volato dappertutto nello spazio senza trovarlo da nessuna parte, così che ora non so cosa fare? Potresti aiutarmi?" 

 

L'unicorno probabilmente non era stato a sentire, era impegnato a guardarsi allo specchio.  

"Hai notato la mia criniera? Non è bella? Ho appena cominciato a usare un nuovo shampoo". 

"La tua criniera è davvero bella. Ma stavamo parlando di Dragut". 

"Sì, certo. Un attimo". 

 

Florio l'unicorno andò nel suo ripostiglio e cercò un po'. Tornò con un cannocchiale. 

"Un cannocchiale! Geniale, così potrò provare a trovare Dragut", Tony nitrì di gioia.  

"Sì, sono piuttosto geniale. E bello. Non pensi?" chiese Florio.  

"Certo, assolutamente", mormorò Tony mentre si guardava intorno con il cannocchiale. Vedeva foreste, campi, deserti, montagne e distese di ghiaccio. Ma nessun Dragut. Finché ... ma sì ... era proprio lui! 

 

Tony aveva trovato Dragut. Dragut se ne stava seduto in un bosco e sembrava molto triste, mentre suonava il suo ukulele. Tony abbracciò forte Florio per ringraziarlo. Ma si rattristò subito. Infatti non poteva andare giù da Dragut, ora che l'aereo era rotto.  

"Solo un momento", disse Florio, e si recò nel suo ripostiglio muovendo al vento la sua morbida criniera.  

"Guarda qui. Io sono allo stesso tempo geniale e di bell'aspetto, e ho per giunta anche un razzo. Basta fissarlo all'aereo, e così potrai tornare a casa". 

"Un razzo. Sembra un po' ... pericoloso. Sei sicuro che funzioni?" chiese Tony con cautela.  

"C'è solo un modo per saperlo", rispose Florio.  

Tony approvò col capo e si arrampicò nuovamente sull'aereo. C'era solo un modo per saperlo. Doveva essere coraggioso, se voleva tornare da Dragut. Quindi Florio premette il pulsante del razzo su un telecomando e Tony volò nello spazio alla velocità di un fulmine e con un botto che si poteva sentire in tutte le galassie.

.

 



Capitolo 19

Tony si avvicinava sempre di più al Paese magico al di sopra delle nuvole. Più si avvicinava e più volava veloce e più il suo aereo si surriscaldava. Infatti faceva così caldo che le ali presero fuoco, nello stesso momento in cui Tony si rese conto che i freni non funzionavano.  

"ATTENTOOOOO, DRAGUT!" gridò. Ma Dragut non fece in tempo a reagire.  

 

L'aereo in fiamme andò a finire direttamente sull'albero, ai cui piedi era seduto Dragut. L'albero prese fuoco mentre Tony cadeva da un ramo all'altro. Quando Tony raggiunse il suolo, tutti gli alberi vicino a lui erano in fiamme! Dragut aveva avuto un tale shock da iniziare a sputare fuoco ovunque. 

 

"Dragut! Dragut! Sono io! Tony!" 

"Tony? Vecchio amico mio? Sei veramente tu?" 

I due amici si abbracciarono come solo dei vecchi amici possono fare. Con calore, a lungo e con affetto.  

 

"Ho incontrato una signora in un negozio che capiva tutto in maniera diversa e al contrario, con cui era impossibile parlare, e poi sono volato nello spazio per trovarti! Invece ho incontrato un unicorno che aveva un cannocchiale e un razzo, e così ti ho trovato, e poi ... ma dimmi cosa t'è successo?" disse Tony, completamente senza fiato.  

 

Dragut scrollò le spalle. 

"Beh, dovevo solo..." 

"Fare la pipì?" 

"Sì! E quando sono tornato, te ne eri già andato via". 
"Sì, perché tu in ogni caso non avevi avuto paura per quel serpente ripugnante, vero?" 

"Certo che no!" disse Dragut in tono deciso.  

Tony sorridette.  

"Che canzone stavi suonando con l'ukulele?" 

"Beh, niente ... era solo ..." 

"Sembravi un po' triste mentre cantavi, quindi non c'è bisogno che la canti di nuovo. Ma forse puoi dirmi cosa dice il testo". 

Dragut abbassò lo sguardo e disse a tutta velocità: 

"Tony, Tony, amico mio, senza di te non potrò star io".  

 

Tony mise la mano su quella di Dragut stringendola un po', e poi non ne parlarono più. Ci fu poi uno strano silenzio. Fortunatamente si sentì il rumore delle ruote di una carro sgangherato trainato da cavalli. Al suo interno c'era una compagnia del circo. Si fermarono alla vista di Tony e Dragut, dato che non capita tutti i giorni di incontrare un drago e un pony...  

 

"Volete venire con noi al mercato medievale?" chiese il capo della compagnia. Tony e Dragut sapevano bene di avere fretta, ma furono subito d'accordo che avevano bisogno di farsi qualche risata insieme, e così saltarono a bordo di quel carro a cavalli e arrivarono a un mercato medievale in un regno in cui il re aveva sia un mantello molto elegante che un corona ancora più bella.  

 

Tony e Dragut si allenarono con arco e frecce e si divertirono un sacco. Poi Dragut fece lotta libera contro i tipi più forti del regno e in un breve arco di tempo aveva vinto sia in combattimento a cavallo con la lancia che in combattimento con la spada a piedi. In effetti Dragut era così bravo in qualsiasi prova che il re lo nominò suo personale scudiero.  

 

Tony si commosse vedendo quanto fosse fiero Dragut con il suo mantello, lo stemma e la spada, mentre sedeva accanto al re alla cerimonia di premiazione dei vincitori.  

 

Tony controllò la sua clessidra. Non aveva ormai molto tempo e, anche se gli dispiaceva molto, Tony doveva proseguire il suo cammino. Perché era proprio questo tipo di avventura che voleva far vivere agli altri pony.  

Capitolo 20

Ora Tony era di nuovo solo e, anche se era triste di dover lasciare Dragut, in realtà capì che per Dragut era davvero bello essere diventato il fedele scudiero del re. Non era mai successo prima ad un drago, quindi era davvero qualcosa di cui essere fieri.  

 

E ora Tony aveva davvero fretta. Perché doveva tornare a casa alla scuola per pony, così da poter raccontare del grande mondo fantastico in cui era andato all'avventura. Non era più tanto lontano, perché si trovava nel bosco che confinava con la scuola. È vero che il bosco era incredibilmente grande, ma c'era ancora della sabbia nella clessidra, quindi perché non ce l'avrebbe dovuta fare, pensò Tony mentre attraversava una zona in cui gli abeti del bosco erano particolarmente fitti.  

 

Fu proprio lì che l'odore più delicato raggiunse le narici di Tony: un profumo forte e delizioso di torta di lamponi e cannella riempiva l'aria, ricordandogli quanto gli piacessero i dolci, ma anche quanto fosse affamato. Tony si mosse seguendo quell'odore.  

 

Giunse a una casa, una casa a forma di torta! Wow!  

"È proprio il meglio che potessi desiderare", pensò Tony, e suonò alla porta. La porta si aprì e Tony rimase quasi paralizzato dalla sorpresa. Ad aprire era venuto un orco orrendo, con denti affilati e bavosi. 

 

"Benvenuto! Entra pure e mettiti comodo. Hai voglia di una torta deliziosa, vero? TUTTO quello che si può desiderare è in questa casa. Vieni pure avanti!" L'orco scoppiò in una risata rauca che fece rabbrividire Tony fin dentro le ossa.  

 

Ora Tony aveva paura, tanta paura. Tony pensava in effetti di essere piuttosto coraggioso: non aveva paura né di draghi né di vampiri o di streghe... beh, forse un po' delle streghe... ma gli orchi, quelli non riusciva a sopportarli. Tony fece un piccolo passo indietro e filò via con quanta forza aveva in corpo, via da quell'orco pericoloso. Mentre correva a tutto fiato gli vennero le lacrime. Era spaventato e solo e voleva andare a casa, e gli mancava Dragut e qualcuno con cui parlare e a cui dire ad alta voce che aveva paura, e che tuttavia non era successo niente di male, dopotutto. Ed invece era solo e probabilmente si era anche perso, e voleva solo essere il più lontano possibile da quell'orco. Chiuse gli occhi e non fece altro che correre, correre, correre. E con un botto si scontrò con qualcosa di grosso e duro, rovesciandolo. 

 

"Al peggio non c'è mai fine?" pensò Tony, e aprì gli occhi per vedere con cosa si fosse scontrato. 

"Tony! Sei proprio tu, amico mio", disse Dragut e abbracciò forte il suo migliore amico proprio come si abbracciano i veri amici.  

"Ehi, ma tu hai pianto. Che è successo? Chi ti ha fatto piangere?" 

"Un orco. Ho terribilmente paura degli orchi, Dragut, e quest'orco qui era davvero così orribile che sono sicuro che volesse mangiarmi, E POI mi ha attirato con ciò a cui è quasi impossibile dire di no: Dolci! E una torta! 

 

Dragut sembrava soprappensiero. Tony poteva vedere che le narici di Dragut sibilavano e ribollivano mentre ne usciva del fumo. 

"Che orco odioso! Provi SOLO ad osare a mangiarti. Chi si crede di essere? In fondo sei solo un pony simpatico, gentile e piuttosto amichevole, e per giunta sei anche intelligente. E pensa di tentarti con dolci e torte? Questo proprio no, amico mio. VIENI con me!" 

Dragut sollevò Tony e tenendolo per mano partì con lui pretendendo che Tony, nonostante le sue proteste, gli mostrasse la strada.  

"Guarda che è piuttosto pericoloso, Dragut". 

"Sì, chiaramente. Così sono gli orchi. Mortalmente pericolosi! Ma il tuo Dragut ha anche qualche asso nella manica. Ti farò vedere". 

 

Anche se ne aveva proprio voglia, Tony gli mostrò la strada e, poco dopo, andarono di nuovo a suonare alla porta dell'orco. Questi aprì con lo stesso orribile ghigno e con una torta ancora più deliziosa di quella di prima. Con le fragole! 

"Un drago? Gustoso! Voglio dire piacevole", ghignò l'orco.  

"Venite avanti tutt'e due, c'è un sacco di spazio nel mio forno ... voglio dire alla mia tavola. Spero che siate affamati, almeno quanto lo sono io!"  

 

"Con calma, capo", disse Dragut. "Conosco benissimo le tue intenzioni. Non appena avremo messo piede in casa, andremo a finire nel tuo forno, ma no, amico caro, non funziona così. Perché questo drago conosce benissimo gli orchi, e poi so fare incantesimi, ed eccoti questo!" 

 

E Dragut fece il suo incantesimo. Che cosa si fosse proposto di preciso non lo seppero né Tony né l'orco ma, non appena Dragut agitò la sua bacchetta magica, l'orco si ritrovò un bel cappello verde di feltro con una grande piuma arancione.  

"Uhm. Grazie, drago, mi piace davvero molto", ghignò l'orco, mentre la bava gli scendeva dagli angoli della bocca. Tony fece tre lunghi passi indietro verso il bosco.  

 

Dragut continuò ad agitare la bacchetta, ma non era ancora possibile dire cosa stesse effettivamente cercando di far apparire. In ogni caso l'orco ebbe un fazzoletto da collo di seta gialla, un paio di ginocchiere e una mazza da hockey su ghiaccio. Tutti accessori che rendevano l'orco più elegante e alla moda, ma non sembravano ridurre l'appetito dell'orco, o piuttosto il modo in cui i suoi occhi ingordi fissavano Tony.  

 

Insomma. Al quinto tentativo successe qualcosa. Qualcosa che rese lo sguardo dell'orco caldo e sincero.  

Dragut fece apparire un paio di calze di lana che andarono ad infilarsi ai grossi piedi dell'orco. 

"Che gli succede?" sussurrò Tony.  

"Il motivo per cui gli orchi sono così malvagi è che hanno sempre terribilmente freddo alle dita dei piedi. Procuragli un paio di calze particolarmente calde, della misura giusta, e vedrai che diventano mansueti come un agnello".  

 

L'orco alzò lo sguardo e Tony pensò che stesse quasi per piangere dalla felicità. 

"Non volete entrare e assaggiare un po' di torta come ringraziamento?" disse l'orco.  

"Purtroppo, Orco, non abbiamo assolutamente tempo. Ma grazie del pensiero gentile", disse Tony, senz'ombra di paura nella voce.  

 

E così i due amici continuarono la loro strada. Dopo un po' Tony domandò. 

"Dragut? Non dovevi rimanere dal re come fedele scudiero? E fare tutte quelle cose fighissime?" 

"Beh, in effetti avrei dovuto. Le ho anche fatte. Finché poi non le ho fatte più." 

"Perché?"  

"Perché mi mancava il mio piccolo pony". 

"Čo? Hai sentito veramente la mia mancanza?"  

"Certamente. Tu sei il migliore. E spero che tu non avrai più paura degli orchi". 

 

Tony sorrise e si sentì molto contento. Non perché Dragut gli avesse insegnato come tenere a bada un orco, vincendo la sua più grande paura, ma perché lo rendeva felice sapere che qualcuno si prendeva cura di lui come faceva Dragut. Pensa, il suo migliore amico era un drago. Non vedeva l'ora di raccontarlo agli altri pony. 

Capitolo 21

Il bosco s'andava infittendo e Tony, diversamente dal solito, era diventato improvvisamente piuttosto silenzioso. Dragut provò con alcune battute e un paio di trucchi magici, ma Tony non stava ad ascoltare, e non guardava da nessuna parte se non dritto davanti a sé, strizzando bene gli occhi.  

 

"Ehi, Tony? Che succede? Sei tutto assorto e non dici niente? C'è qualcosa che non va?" 

"Šššššš..... Gli alberi del bosco diventano più appuntiti e la nebbia si posa su di noi. È qui che abita la strega, e lei sostiene che l'ho ingannata, motivo per cui dobbiamo stare molto attenti". 

 

"Ha-ha-ha-ha!" risuonò da qualche parte in mezzo agli alberi. Tony si strinse a sé e si guardò intorno, mentre Dragut fece quello che sanno fare i draghi quando c'è un pericolo in vista. Gonfiò il petto e sollevò la coda mentre sputava piccole fiamme dalla bocca. 

 

"Dragut. Bisogna che tu mi protegga. Sta venendo a prendermi ..." 

Tony non fece in tempo ad aggiungere altro prima che con un forte botto un fulmine colpisse un albero. Uno shock così forte fece chiudere gli occhi a Tony. Quando li riaprì, si ritrovò su un salvagente in mezzo a un fiume. 

 

"Addio, piccolo pony! E grazie per avermi portato un drago. Sono molto contenta di lui!" La strega se ne stava in piedi sulla riva ghignando, mentre salutava malignamente Tony. Dragut era scomparso. La strega doveva averlo rapito! Ora Tony era qui, in preda alla corrente del fiume che lo portava lontano da Dragut, e del resto anche dalla scuola per pony. Bisognava fare qualcosa. Ma cosa? Prese lo zaino e lo frugò da cima a fondo. C'erano un sacco di cose interessanti con cui divertirsi a giocare, ma niente che Tony potesse usare al momento. Eppure ... Tony tirò fuori l'ukulele di Dragut. Tony non era molto contento dell'idea in quanto Dragut ci teneva così tanto, ma non aveva altra scelta che usarlo per pagaiare verso la riva del fiume.  

 

Era difficile pagaiare contro corrente in quel modo, e con un ukulele come remo, ma Tony usò tutte le sue forze e pensò all'amico che la strega aveva rapito. Questa doveva pagarla! 

 

Infine raggiunse la riva e avanzò silenziosamente verso quella foschia sinistra e la maligna risata della strega che risuonava nella lontananza. Quando arrivò nella zona del bosco in cui si trovava la strega, Tony vide che Dragut si trovava in una gabbia. In un pentolone la strega stava preparando una zuppa dall'odore orribile, e Tony non poteva escludere che Dragut sarebbe finito lì dentro, quindi c'era poco tempo per agire. 

 

Ma come avrebbe potuto salvare Dragut? Perché la strega possedeva potenti arti magiche, mentre Tony era solo un pony. Ma gli venne un'idea. Il salvagente! Poteva servirsene Di soppiatto e quanto più silenziosamente possibile giunse alle spalle della strega. Tony riuscì a farsi vedere da Dragut così da fargli capire che doveva far finta di niente. Dragut comprese subito il messaggio e cominciò a fischiettare. Come si fa quando non ci sono pericoli in vista.  

 

La strega alzò lo sguardo dal pentolone. 

"Hmmm, zuppa di coda di drago ... sarà gustosissima!" e ghignò tirando fuori una grossa forbice. Ma prima che riuscisse a tagliare una qualsiasi cosa, ecco che Tony saltò fuori e, in modo che non potesse muovere le braccia, pressò il salvagente sulla strega, che per giunta perse la sua bacchetta magica. La strega sembrò inizialmente sorpresa, e cominciò quindi a gridare con rabbia contro il piccolo pony non appena si rese conto che era imprigionata dal salvagente e non più in grado di usare i suoi incantesimi.  

 

Tony trovò la chiave della gabbia e fece uscire velocemente Dragut. Ma con le streghe bisogna stare attenti, quindi per sicurezza Tony spinse la strega nella gabbia e la chiuse a chiave. Tony sapeva bene che il salvagente a un certo punto si sarebbe sgonfiato, e quindi la strega sarebbe stata presto di nuovo libera, per cui era una sicurezza in più che lei dovesse anche uscire dalla sua gabbia; e a quel punto lui e Dragut sarebbero stati abbastanza lontani.  

 

Dragut e Tony continuarono la loro strada lungo i sentieri ben noti del bosco. Grande era la felicità di Dragut per essere stato liberato dalla prigionia e per avere ancora la sua bellissima coda di drago. Era anche molto colpito dalla bravura e dal coraggio che Tony aveva dimostrato. Perfino quando Tony gli disse che il suo amato ukulele era fradicio d'acqua, Dragut non ebbe alcuna reazione.  

"Lo appendiamo ad asciugare al sole, amico mio, così che tornerà come nuovo". Ed è proprio quello che fecero. Appesero l'ukulele allo zaino di Tony, così che mentre camminavano dondolasse al vento e si asciugasse al sole.  

 



Capitolo 22

Dato che l'ukulele si era asciugato, Dragut festeggiò suonando una canzone sulle loro avventure fino a quel momento. Tony tirò fuori un sacchetto di popcorn diventando piuttosto bravo a centre la bocca di Dragut, mentre il drago cantava camminando vicino a lui. Ma proprio mentre camminavano allegramente sentirono all'improvviso un rombo incredibilmente forte tra gli alberi. 

 

"Che cos'era, Tony?" 

"Dev'essere il vampiro. È sempre affamato, e quindi il suo stomaco fa un brontolio incredibilmente forte". 

"Che cos'è un vampiro?" 

"È un tipo un po' timido, che si veste di seta e cerca di non farsi notare". 

"Perché cerca di non farsi notare? E perché non esce a cercare qualcosa da mangiare se ha fame?" 

"Buona domanda, Dragut, ma non è così facile per i vampiri andare in giro fuori dalla tana. Vedi ..." 

 

Tony stava per spiegargli come funzionasse con i vampiri, ma Dragut, che amava il cibo più di ogni altra cosa, si precipitò verso quel brontolio dello stomaco del vampiro con le parole: 

"Non c'è niente di peggio di quando qualcuno ha fame come quel vampiro lì. Dobbiamo aiutarlo!" 

 

Tony gli stette dietro quanto più poteva, ma non era facile perché Dragut andava a tutta velocità. Quando Tony arrivò alla radura dove si trovava la grotta, Dragut era già lì e guardava dentro. 

"Salve? Vampiro? Ci sei?" 

"Sì", sussurrò il vampiro". Sono proprio qui. E sono terribilmente affamato".  

"Risolveremo il problema", disse Dragut baldamente.  

"Ma ... non riesco proprio a vederti. Non sarebbe bello se entrasse un po' di luce nella tua caverna buia. Perché non si può cucinare senza il fuoco, ed è piuttosto fastidioso non vedere assolutamente nulla. Ora prendo la mia bacchetta magica e ..."  

 

Tony si fiondò verso Dragut per fermarlo, ma prima di riuscire a dirgli qualcosa, Dragut aveva già vibrato la bacchetta magica. E per una rara volta l'incantesimo riuscì a Dragut al primo colpo. In un attimo apparvero nella grotta faretti, lampade da pavimento, lampade da tavolo e persino un lampadario. Era arrivata anche una poltrona su cui potersi rilassare e un tavolo da pranzo completo di sedie, in modo da poter invitare tanta gente. Dragut era impressionato da ciò che gli era riuscito, ma il vampiro non si vedeva da nessuna parte.  

 

"Vampiro? Vampiiiiiro? Dove sei?" 

"Ehm. Da questa parte". Dragut si voltò e, all'ombra di un tronco di quercia, potom scorgere un'elegante figura in seta nera e rossa.  

"Perché te ne stai lì? Perché non ti distendi nella tua nuova poltrona e ti godi un bel libro?". 

"Perché non posso tollerare la luce", sussurrò il vampiro. E subito dopo il suo stomaco brontolò così forte che a Dragut gli venne quasi uno shock.  

 

"Beh. Non lo sapevo affatto. Avresti dovuto dirmelo. Bene, dobbiamo risolverla in qualche modo. Ma prima di tutto dobbiamo fare qualcosa per quel tuo stomaco che brontola. Cosa ti piace mangiare? Posso fare quasi tutto". 

"Hot dog", disse il vampiro.  

"Oh, non ne mangio da molto tempo. E profitterol, cannoli e torta al cioccolato. Succo rosso. Liquirizia. E magari un po' di zucchero filato. Se non è chiedere troppo".  

 

In realtà era una richiesta abbastanza grande, ma Dragut si sentiva in colpa per aver cacciato il vampiro da casa sua. Voleva fare le modifiche necessarie, ma per prima cosa fece comparire tutte quelle cose da mangiare che il vampiro gli aveva chiesto.  

 

Tony cercò più volte di interromperlo, ma sapeva che una delle pochissime cose che poteva infastidire Dragut era mettersi in mezzo tra un drago e il suo pasto. Quindi Tony, un po' teso, dovette stare a guardare, mentre Dragut scrupolosamente faceva del suo meglio per predisporre l'uno dopo l'altro i cibi ordinati dal vampiro. Dragut servì gli hot dog e gli altri piatti su una tavola imbandita nell'ombra, con grande compitezza e versando quattro diversi tipi di succo rosso, così che il vampiro scegliesse da sé. Quando il vampiro finì di mangiare, il succo rosso gocciolava dalle sue zanne appuntite e il suo viso si aprì in un sorriso beato.  

 

"Grazie del pranzo, Dragut. È stato un vero piacere godere della tua abilità in cucina. Non ho mai mangiato un hot dog così buono o dei cannoli così squisiti. Devo avere la ricetta".  

Tony cercò nuovamente di interromperlo, ma senza risultato, perché il vampiro e Dragut continuavano a parlare con entusiasmo di cibo, cucina e ristoranti senza curarsi di Tony. Il colore blu normalmente così tenue sul viso di Tony si trasformò in turchese e poi in blu scuro man mano che la sua disperazione aumentava.  

 

Nel frattempo Dragut continuava a chiacchierare.  

"Ma caro vampiro, non abbiamo ancora finito". 
"Ancora no?" 

"No di certo, perché dobbiamo parlare anche della tua grotta, e di come possiamo renderla più buia, ma allo stesso tempo vivibile e accogliente."  

Questo era troppo per Tony, che gridò: 
"NON NE ABBIAMO IL TEMPO! DOBBIAMO PROSEGUIRE, E SUBITO!"  

 

Dragut non aveva mai visto Tony così prima, e per puro riflesso si dimenticò dei suoi progetti per il design dell'illuminazione e per l'arredamento della grotta del vampiro. Corse invece dietro a Tony, che si era già inoltrato nel bosco. Quando Dragut riuscì a raggiungere Tony, gli chiese su quel poveraccio del vampiro, ma Tony non aveva affatto tempo di rispondergli, perché ora andavano veramente di fretta per cercare di arrivare alla scuola per pony prima che fosse troppo tardi.  

 

 

 

Capitolo 23

Tony e Dragut raggiunsero il ponte nel bosco e Tony prese subito il controllo della situazione. 

"Dragut? Di questo posto me ne occupo io. C'è un ninja che fa la guardia al ponte. Farà qualche domanda, e io conosce le risposte. Abbiamo pochissimo tempo per arrivare alla scuola per pony, e quindi dobbiamo sbrigarci!" 

 

Dragut pensò che questa storia stava diventando anche troppo entusiasmante. Ce l'avrebbero fatta? Mentre stava a pensarci, il piccolo ninja saltò improvvisamente fuori. E con la sua spada indicò Dragut.  

 

"Tony ha risposto alla mia domanda, quindi per avere il permesso di passare il ponte anche TU dovrai rispondere a una domanda, drago!" 

"Sì. Certo. Insomma, posso provare," disse Dragut.  

Il ninja fece un respiro profondo, strinse gli occhi e poi disse: 

"Qual è ... il tuo cibo preferito!" 

"Gulp, era una domanda abbastanza difficile. Insomma, è quasi la peggiore domanda che tu potessi farmi". 

In effetti a Dragut non piaceva affatto scegliere o dire che una cosa era migliore di un'altra. SOPRATTUTTO quando si trattava di cibo. Non sapeva, per esempio, se gli piacesse di più la marmellata di fragole che quella di lamponi. E anche i mirtilli e il ribes nero erano buoni. E gli piaceva di più la pizza degli spaghetti? Gli piacevano comunque anche le ostriche, falafel e tzatziki, purè di patate e gli spuntini al formaggio. Ma cosa gli piaceva di più? Tutto dipendeva dal suo umore.  

 

Dragut s'innervosì talmente all'idea di dover scegliere UN piatto rispetto a tutti gli altri, che strinse gli occhi pensando più che poteva.  

 

Ma non c'era niente da fare. Perché quando riaprì gli occhi, sia Tony che il ninja sembravano aver perso ogni speranza. Dragut infatti si era innervosito a tal punto che senza pensarci aveva aperto la bocca e in questo modo aveva bruciato il ponte! Ora non avrebbero potuto attraversarlo.  

 

Era un problema, perché non avevano davvero molto tempo. Il ninja era sia dispiaciuto che piuttosto arrabbiato, Tony si sedette pesantemente vicino a un albero e tirò la clessidra fuori dallo zaino. A una delle due estremità c'erano rimasti solo pochi granelli di sabbia.  

 

Tony stava quasi per mettersi a piangere.  

"Ora non mi riuscirà di impedire ai miei amici di diventare cavalli da trotto per sempre. E non potrò nemmeno raccontare loro quanto sia fantastico e avventuroso il mondo qua fuori. Penso che dovrebbero farne esperienza, proprio come ho fatto io, invece di trottare tutto il giorno". 

 

Dragut lo capiva benissimo. Gli dispiaceva che il suo amico fosse dispiaciuto. E lo era ancora di più perché in effetti era colpa sua. Ma avrebbe risolto la situazione al meglio. Dragut fece qualche passo indietro e si guardò intorno. Si scaldò i piedi facendo delle tracce sul fondo del bosco, poi si schiarì la gola e si rivolse al suo migliore amico. 

 

"Tony? Basta che salti sulla mia schiena. Se ne hai voglia. E così possiamo volare fino alla scuola per pony: è un modo allo stesso tempo veloce e divertente, assolutamente sicuro e per niente pericoloso". 

Tony non riusciva a credere alle sue orecchie. Con occhi grandi si volse a guardare Dragut. 

"Ma Dragut? Tu non voli mai con qualcuno sulla schiena. I draghi non lo fanno. L'hai detto tu stesso". 

"Sì, l'ho detto. Non l'ho mai fatto e non lo farò mai per altri che per te, Tony".  

"Davvero?" 

"Certo. Perché tu sei il mio migliore amico. E mi hai salvato da una strega e mi hai portato con te nella più bella avventura di sempre. Salta su adesso e ti prometto che arriveremo alla scuola per pony prima che sia troppo tardi".  

 

Tony salì sulla schiena di Dragut. 

"Tieniti forte, amico mio", disse Dragut, e poi saltellando fece una lunga rincorsa e stava per schiantarsi contro un albero. Subito prima di sbattervi contro, salì dritto in aria e su, su, su nel cielo. Tony si tenne forte perché volavano molto veloce, mentre il vento gli sferzava la faccia.  

 

A terra il ninja era ancora furioso: "E il mio ponte?" urlava.  

"Tornate indietro, mascalzoni!" Ma Tony e Dragut erano scomparsi. Il ninja invece con le sue sensibilissime orecchie da ninja sentì improvvisamente uno schiocco di ramoscelli nel sottobosco. Saltò verso quel rumore come solo i ninja sanno fare, con pericolosa eleganza.  

 

"Chi è là? Ti ho visto. Sono un ninja, e nessuno può nascondersi o ingannarci", gridò il ninja. Da dietro un albero spuntò una testa. Era il vampiro.  

"Sono solo io. Vampiro." 

"Caspita, non ti avevo quasi sentito. Sei veramente bravo a muoverti senza farti sentire! Credi di potermelo insegnare?" 

Il vampiro fece cenno di sì.  

"Ne sono sicuro. Forse in cambio potrai insegnarmi a combattere con la spada? È sempre stato il mio sogno". 

"Certamente," disse il ninja, e cominciarono subito a dare lezione l'uno all'altro. Si stavano divertendo così tanto che il ninja si dimenticò completamente della sua rabbia per il ponte andato in fiamme. 

   



Capitolo 24

Su in cielo dalla schiena di Dragut Tony poteva vedere tutti i posti meravigliosi, selvaggi, pazzi e pericolosi in cui erano stati. Dal deserto al mercato medievale, dalla palude delle streghe, alla casa dell'orco (che Tony non aveva nessuna voglia di ricordare) alla spiaggia verso il mare, dove Giovanna la Rossa ormai navigava con i cannoni pieni di polvere da sparo.  

 

Ma presto gli sovvenne che in realtà non aveva tempo di godersi il panorama. Non c'erano quasi più granelli di sabbia nella clessidra. 

 

"Veloce, Dragut! Altrimenti non ce la faremo!" urlò Tony. Dragut sbatté le ali ancora più velocemente. 

"Là! Laggiù, Dragut, veloce!"  

Tony indicò il punto e Dragut virò in quella direzione. La sfilata era già in corso e i pony trottavano al passo verso il podio dove, firmando con lo zoccolo sinistro, avrebbero dichiarato di voler trottare al passo al servizio della scuola per pony per il resto dei loro giorni. Max apriva la sfilata. Ponoril solennemente lo zoccolo nell'inchiostro blu e lo spostò verso la carta. 

 

"STOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOP!" risuonò improvvisamente dall'alto. Nel silenzio della sorpresa i pony si guardarono sgomenti. All'improvviso si sentì un botto: quel rumore imponente che solo un drago che atterra può fare. Si alzò un vortice di polvere e tutti i pony tossirono violentemente.  

 

Posatasi la polvere, tutti i pony videro Tony ... e Dragut! I pony non avevano mai visto prima un drago, e forse se lo sarebbero potuto immaginare un po' più grande e un po' più minaccioso, ma comunque si spaventarono e si strinsero insieme tremanti in un grosso mucchio.  

 

La prima a farsi coraggio fu Bella.  

"Ciao Tony. Sei tornato? Portandoti dietro il mago più pericoloso del mondo. Uhm ... che siete venuti a fare qui?" 

"Siamo venuti per impedirvelo!" disse Tony con voce decisa.  

"Impedirci? Dal fare che cosa?" dissero tutti insieme ad alta voce.  
"Dal trottare al passo per il resto della vostra vita. Non avete idea di quello che vi state perdendo. Amici, questo è Dragut". 

"Ehilà, ciao, buenos dias, bon jour e guten tag", disse Dragut gentilmente, cercando di sembrare il meno pericoloso possibile.  

 

Sebbene ancora piuttosto spaventati, i pony erano anche un po' incuriositi. Tony continuò: 

"Vedete, credevate che il mondo fosse un posto pieno di luoghi aguzzi e appuntiti dove farsi male. E certamente, ci sono naturalmente luoghi dove ciò può succedere. Ma il mondo è anche grande, bello e meraviglioso, ed è pieno di tanti personaggi diversi e divertenti".  

 

Non si sentiva volare una mosca. Non era facile per i pony capire a fondo quelle parole.  

Tony continuò a parlare:  

"Credevate tutti quanti che Dragut fosse estremamente pericoloso. Ma credetemi, non lo è affatto. È molto simpatico. Ed ama le stesse cose che amiamo noi! Amici, smettetela di trottare al passo qui alla scuola per pony. Uscite dalla pista e andate a vedere il mondo, proprio come ho fatto io. E solo dopo che l'avrete visto, ALLORA potrete decidere se volete trottare al passo per il resto dei vostri giorni".  

 

Ancora silenzio. I pony bisbigliavano fra di loro. Dopo qualche attimo Luna, il pony col manto più grigio degli altri pony, e che superava tutti per bravura nel trottare al passo, si rivolse a Tony.  

 

"Tony, per poter prendere una decisione dovremmo forse sentire prima qualcosa sulle tue avventure". 

"Naturalmente. Sedetevi, amici", disse Tony. Cominciò quindi a raccontare.  

"La prima cosa che s'incontra quando si lascia la scuola per pony è un ponte. E non lo si può semplicemente attraversare, infatti c'è un ninja che fa la guardia. In realtà ora il ponte è distrutto, ma forse potremmo aiutarlo a ricostruirlo ..." 

 

Tony pokračoval v rozprávaní. Di tutto ciò che aveva vissuto e di tutti i tipi strani e divertenti che aveva incontrato. Nel frattempo Dragut, con i suoi incantesimi, fece apparire delle merende e, dato che c'era, fece anche un paio di trucchi magici.  

 

Il mondo apparve così ai pony come un luogo interessante ed entusiasmante, e scoprirono anche che i draghi non sono per nulla pericolosi ma in realtà sono davvero carini e divertenti. Tutti insieme decisero che non volevano trottare al passo per il resto dei loro giorni, ma invece andare a scoprire il mondo grande e selvaggio.  

 

E Tony e Dragut? Se ne andarono a stare nel castello di Dragut. Qui guardavano insieme dei film e facevano crêpe da mangiare insieme ai popcorn e facevano falò e ogni sorta di altre cose fighe e divertenti che si fanno quando si è amici. E di tanto in tanto Tony saltava sulla schiena di Dragut per volare nel mondo verso nuove avventure, perché di queste non ci si stanca mai.  

 

 

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